“Grazie” è una parola che si sente troppo spesso o troppo poco dalle nostre parti e nei nostri tempi. È un termine che è stato svuotato dal suo significato e viene utilizzato come il “salute” dopo lo starnuto. Ma cosa accade interattivamente quando ringraziamo qualcuno?
Dipende dall’interazione ovviamente. Nella comunicazione, così come in psicologia, non esistono regole definitive ed universali (anche se questa affermazione potrebbe sembrare a sua volta universale!).
Una donna che si presenta ad un colloquio di lavoro e riceve dalla parte del datore frasi del tipo “Che occhi, e che curve!” si trova ingaggiata in una comunicazione che si sposta dall’ambito professionale e verte verso la sfera personale, le famose avance. In che modo ci si può svincolare da questa situazione?
Una delle possibilità meno esplorate è quella di ringraziare e tornare a parlare di lavoro. Ringraziare in quel momento permette di “ricollocare” il datore di lavoro al suo posto, della serie “Ok, prendo quello che mi hai detto, te lo impacchetto e te lo restituisco, ora parliamo del motivo per cui sono qui, il lavoro”.
E all’interno di una coppia? Dire grazie, anche qui, ricolloca colui/colei che ci ha fatto una carineria all’interno del suo gesto. Ma se diamo per scontato che i gesti nella coppia siano dati a priori, allora commettiamo un grosso errore. Ogni coppia costruisce nel tempo le sue regole interattive, se non ci si ringrazia mai allora dire grazie potrebbe generare paradossalmente un senso di frustrazione, che ci ricorda la probabile disparità presente tra noi e il nostro compagno/la nostra compagna. Se ci si ringrazia sempre, rischiamo di creare una ridondanza per cui qualsiasi gesto assume lo stesso valore e il nostro ringraziare perde di significato.
Ma quindi quale è la formula vincente? In medio stat virtus? Non proprio, anche se il senso comune suggerirebbe questo. Ogni coppia dovrebbe lavorare per determinare quali sono quegli eventi e quei gesti, per i quali vale davvero la pena ringraziare. Prevedere di ricevere un “grazie”, rischia invece di metterci nel terreno minato delle aspettative, per cui, se io marito ti ho preparato una volta una cenetta dopo una giornata intensa di lavoro, è scontato che tu debba ringraziarmi e potrebbe essere scontato perché, la regola culturalmente implicita, è che generalmente sia la donna ad occuparsi di certe cose.
Se vogliamo muoverci nell’ottica di promuovere la parità dei sessi (indipendentemente dalle caratteristiche biologiche che ci rendono effettivamente differenti), allora dovremmo cominciare a negoziare nella coppia cosa è importante per noi e cosa non lo è; a partire da questo, allora, i nostri “grazie” assumeranno un senso mirato, un punto esclamativo che va a ricollocare il nostro partner nel suo ruolo di alleato. In questo modo cominceremo a muoverci da squadra e non in battaglia l’uno contro l’altro e viceversa.
Dott. Roberto Miglietta, psicoterapeuta interazionista