Sono un guscio vuoto. Non resta più niente di me. Sono un involucro senza sostanza.
Prosciugata. Arida. Vuota.
Sono qui, seduta per terra, in bagno, a guardare la mia meravigliosa bambina nella vasca. E non provo niente. Ho lo sguardo perso nel vuoto. Sento l’acqua che scorre, ma il rumore mi attraversa le orecchie senza fermarsi nella mente. Tutto, ormai, mi attraversa senza lasciare traccia.
Sto scomparendo? A volte mi sembra di sì.
Mi vedo già sbiadita come la maglietta che indosso da tre giorni. Sono un ectoplasma. Esco dal mio corpo, mi guardo da fuori e quasi mi derido per quello che sono diventata.
Da quando è nata Nicole, la mia vita si è fermata. Quella di prima, almeno. Quella che conoscevo e amavo.
Per mio marito non è stato così. Lui continua con la sua vita. La mattina esce, va al lavoro, il mercoledì ha il calcetto con gli amici di sempre. Certo, collabora. A volte prepara la cena, mette a letto la piccola. Ma torna a casa alle otto quasi ogni sera e, per tutto il resto del tempo, è come se fossi sola.
Aver rinunciato al mio lavoro quando sono rimasta incinta si è rivelato un enorme errore.
Ma allora mi sembrava l’unica cosa possibile.
Vorrei tornare indietro. Ma tornare dove? E soprattutto, come?
Sono alienata.
Potrei provare a spiegarglielo, ma non credo capirebbe. La sua realtà, la sua quotidianità, sono talmente lontane dalla mia che a volte mi sembra che viviamo due vite parallele.
Ma più di tutto rimpiango di non aver mai preso quella maledetta patente.
Adesso prenderei la macchina e me ne andrei. Senza una meta. Anche solo per un’ora. Anche solo per sentire che posso ancora decidere dove andare.
Tornerei? Non ne sono sicura.
E questo pensiero mi spaventa.
Io amo Nicole. La amo più di qualsiasi altra cosa.
Ma io dove sono finita? Dov’è rimasto uno spazio per me? Pensare queste cose mi rende una cattiva madre? Volere qualcosa che sia ancora soltanto mio è davvero egoismo?
Forse avrei solo bisogno di andarmene per un po’. Per ricordarmi chi sono. E se ci sono ancora.
Sì. Se solo avessi preso quella maledetta patente.
Malù