theseahorse.it

“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”.
M. Murgia
banner banner banner

Ho sempre pensato di essere una brava figlia. Non una figlia perfetta, certo, ma una che non ha mai dato troppi problemi. Non dico che mi aspettassi qualcosa in cambio da mia madre. Ma la fiducia, quella sì.

Poi è nato mio figlio. E tutto è cambiato. Per mia madre ho smesso di essere una persona. Una donna con le sue esigenze, i suoi desideri, la sua dignità.

Sono diventata un ruolo. Una madre. E basta.

Non le ho mai chiesto particolari aiuti, ma in ogni minima occasione è sempre riuscita a farmi sentire in colpa. Una cattiva madre.

"Alla tua età vai ancora ai concerti? Sei diventata madre, devi mettere la testa a posto."

Era il primo concerto che mi concedevo dopo due anni dalla nascita di mio figlio.

Una serata con le amiche. Nient'altro.

"Ma ti sembra normale lasciare un bambino così piccolo per andare a un matrimonio?"

Era il matrimonio della mia migliore amica. Ed eravamo a sole due ore da casa.

"Io stavo sempre con te quando eri piccola. Non facevo la ragazzina. Lo sai che essere madre è una responsabilità?"

Quelle frasi mi sono rimaste addosso per anni. Più di quanto vorrei ammettere.

Ma la cosa che mi ha fatto più male è stata sentirle dire: "Anche tua zia la pensa come me."

Come se servisse una conferma. Come se esistesse una commissione incaricata di stabilire se fossi una buona madre oppure no. Come se il verdetto fosse già stato emesso.

E la cosa peggiore è che, per molto tempo, le ho creduto.

Per molto tempo mi sono sentita davvero egoista. Davvero sbagliata. Davvero in difetto.

Poi ho capito una cosa.

Noi non siamo le nostre madri. Non siamo i loro errori. Non siamo i loro sacrifici.

E non siamo nemmeno il mondo in cui hanno vissuto.

Le loro scelte avevano senso nella loro vita.

Le nostre devono avere senso nella nostra.

Essere madre non significa smettere di essere una persona.

Non significa rinunciare alle amicizie, ai concerti, a una serata fuori o a qualche ora per sé.

Non significa sparire. Allora ho smesso di chiedere il permesso. Ho smesso di giustificarmi. E ho smesso di raccontare tutto.

Se voglio concedermi un momento libero, chiamo una babysitter.

E mia madre nemmeno lo sa.

Perché quella voce che mi ripeteva che "Ai miei tempi le babysitter non servivano, perché c'erano le madri con i bambini" oggi riesco finalmente a sentirla per quello che è.

La voce di un'altra generazione.

Non la regola con cui devo vivere la mia vita.


Anna