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“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”.
M. Murgia
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Oggi voglio rivolgere a tutti noi, uomini e donne, una domanda: come siamo diventati ciò che siamo? Che cosa ci ha permesso di arrivare fin qui?

Quando parliamo delle generazioni che ci hanno preceduto, tendiamo spesso a soffermarci sulle differenze. Su quanto siamo diversi dai nostri genitori e dai nostri nonni, su quanto il loro mondo fosse lontano dal nostro, su tutte quelle volte in cui ci siamo detti che noi certe cose le avremmo fatte diversamente.

Eppure, a volte, ci dimentichiamo di quel filo che continua ancora oggi, silenziosamente, ad attraversare e influenzare le nostre vite.

Quante volte sentiamo dire che i giovani di oggi possono costruirsi un futuro solo grazie alla presenza dei loro genitori e dei loro nonni?

Che sono loro gli ultimi grandi risparmiatori, quelli che ci hanno permesso di dare un anticipo per la casa, comprare una macchina, fronteggiare una spesa imprevista.

Sono loro che prendono i bambini quando il lavoro non ci lascia respirare, che arrivano quando una giornata salta completamente per aria, che ci permettono una cena, un weekend, qualche ora in cui tornare semplicemente a essere noi.

Ma il contributo dei nostri genitori e dei nostri nonni alle nostre vite si esaurisce davvero qui?

Nell’aiuto economico e pratico?

Oggi vorrei lanciare nell’etere una domanda molto semplice: cosa saremmo senza chi è venuto prima di noi?

Penso ai nostri nonni. A quelli che ci hanno insegnato che mangiare un cioccolatino non faceva poi così male. Che ci hanno fatto guardare La Signora in Giallo aspettando che mamma tornasse dal lavoro. Che hanno assistito alle nostre recite, ci hanno fatto giocare sul letto e, qualche volta, sembravano capirci anche quando mamma e papà non ci riuscivano.

E penso ai nostri genitori.

A quelli con cui ci siamo scontrati, che abbiamo criticato e dai quali abbiamo cercato tante volte di prendere le distanze.

Quante volte ci siamo detti: “Io non sarò mai come loro”?

Poi cresciamo.

E ci sorprendiamo a usare una loro espressione. A ripetere un loro gesto. A reagire esattamente come avrebbero reagito loro.

E ci accorgiamo che, nonostante tutti i nostri sforzi per essere diversi, gli somigliamo molto più di quanto vorremmo ammettere.

Forse è proprio questo il paradosso delle generazioni.

Passiamo una parte della nostra vita cercando di prendere le distanze da chi ci ha cresciuti, per poi renderci conto che una parte di loro continua inevitabilmente a vivere dentro di noi.

Perché quello che siamo dipende anche da quello che abbiamo vissuto con loro.

Da ciò che ci hanno insegnato e da quello che abbiamo deciso di fare diversamente. Dall’affetto che abbiamo ricevuto e persino da quello che ci è mancato. Dai loro errori, dalle loro scelte, dai loro modi di vedere il mondo.

Non scegliamo ciò che ereditiamo.

Possiamo solo scegliere cosa farne.

E allora, cari nonni e genitori, oggi niente acidità per voi.

Solo un grazie.


#Lifesaver