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“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”.
M. Murgia
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Perché si parla tanto dell’importanza di avere un proprio spazio? Nella coppia, in famiglia, nella vita in generale. E perché questo spazio diventa così importante per una donna? Ci avete mai pensato? E cosa vuol dire davvero “prendersi un po’ di spazio per sé”? Uscire a fare un giro? Andare a cena con le amiche?

Potersi chiudere in bagno per cinque minuti senza essere chiamate per una fantomatica emergenza?

Forse lo spazio personale a volte è anche solo una condizione mentale di serenità, di pace, che si può ritrovare nelle piccole cose: in un gesto, in un abbraccio, in un respiro.

È ricordarsi di prendersi cura di sé stesse e fermarsi un attimo.

Tanto il mondo non implode.

Eh sì, care donne, il punto è proprio questo: se ci fermiamo un attimo, è davvero così impossibile per il mondo andare avanti?

Se ci ritagliamo un momento per noi stesse, se iniziamo a mettere dei confini, non solo dietro la porta del bagno ma nella quotidianità, davvero la casa e la famiglia andranno a rotoli?

Quando lavoriamo siamo prese da mille cose e, se facciamo una pausa, ne approfittiamo per chiamare la pediatra, fare un controllo mentale di cosa manca per la cena, ricordarci una scadenza.

È questo il nostro spazio mentale?

Questa sarebbe la parentesi di cui abbiamo bisogno?

Quando è stata l’ultima volta che vi siete prese un momento solo per voi?

E non parliamo soltanto di tempo.

Parliamo di spazio.

Uno spazio mentale o fisico, invalicabile, tutto nostro.

Per ritrovarvi.

Parlare.

Ricordarvi di essere qualcosa di più di una lista di cose da ricordare.

Ma forse il vero punto è un altro.

Forse lo spazio non serve soltanto per riposarsi.

Serve per ricordarsi chi siamo.

Perché passiamo gran parte della nostra vita a ricoprire ruoli. Madri, compagne, figlie, professioniste, amiche. Organizzatrici ufficiali delle vite altrui.

E a volte quei ruoli diventano così ingombranti da occupare tutto lo spazio disponibile.

Fino a confondersi con la nostra identità.

E allora arriva una domanda scomoda.

Chi sei quando nessuno ha bisogno di te?

Chi sei quando nessuno ti guarda?

Chi eri prima che tutti quei ruoli iniziassero a definirti?

Te lo ricordi?

Ti ricordi cosa ti piaceva fare?

Cosa facevi solo perché ti rendeva felice?

Non perché era utile.

Non perché era necessario.

Non perché qualcuno si aspettava che lo facessi.

Ma semplicemente perché eri tu.

E allora forse serve davvero una stanza tutta per noi. Mentale o fisica. Un posto dove tornare ad essere inutili.

Uno spazio solo nostro, dove fare niente. O fare tutto.

Ma farlo soltanto perché ci va.

E forse scopriremo che, chiudendo quella porta e lasciando tutti fuori, incredibilmente, gli altri intorno a noi riusciranno comunque a sopravvivere.


#aRoomOfOne'sOwn