Se pensiamo a una neomamma, cosa ci viene in mente? L’immagine di una donna sorridente con il suo bimbo tra le braccia. Magari mentre lo allatta, lui con le gote rosa e lei con lo sguardo sognante perso nei suoi occhi. Una madre circondata dal marito, dai nonni, dagli amici, tutti lì a congratularsi e a dare una mano.
Ma se provassimo a guardare quell’immagine da un’altra angolazione? Cosa vedremmo davvero? Forse una donna che si sente sola. Smarrita. Sopraffatta.
La solitudine non è un sentimento che associamo spontaneamente alla maternità.
Eppure, diventare madre è una delle esperienze che può farti sentire più sola al mondo. Perché sei tu quella che si è trasformata, nel corpo e nello spirito. Sei tu quella che ha lasciato la vita di prima, quella che deve fare i conti con le notti spezzate e con giornate intere che sembrano non finire mai. Sei tu che, in un modo o nell’altro, diventi il primo riferimento.
Quella che deve esserci. Sempre.
Ed è forse questa la forma di solitudine più difficile da spiegare: quella di chi continua a esserci per tutti.
Perché nell’immaginario comune la solitudine la associamo a una persona isolata, in silenzio, senza nessuno accanto.
Ma per molte donne funziona diversamente.
Puoi sentirti stanca, svuotata, sopraffatta. Puoi avere la sensazione di esserti persa dentro responsabilità, richieste continue ed aspettative invisibili. Eppure, il mondo continuerà comunque a chiederti presenza.
Essere disponibili, accomodanti, reperibili. Essere quelle che ricordano, organizzano, tengono insieme tutto. Quelle che “ci sono”.
Anche quando dentro si sentono sole.
E lentamente succede qualcosa.
Ci abituiamo a esserci comunque. A minimizzare la stanchezza, il peso mentale, come se tutto questo fosse normale.
Una donna sola. Una madre sola.
Ed è questa la trappola della solitudine: puoi sentirti sola, ma mai abbastanza da smettere davvero di esserci.
#NeverFirst