Oggi mi sono ritrovata a riflettere sulla condizione di solitudine della donna.
Ci avete mai pensato?
Quella costante sensazione di volere ma non potere, di muoversi dentro una battaglia silenziosa di autoaffermazione che sembra non finire mai. Voler essere incisiva al lavoro senza essere etichettata come aggressiva, voler stare bene nel proprio corpo senza dover inseguire un ideale perfetto, desiderare libertà e leggerezza ma continuare a sentirsi osservate, giudicate, misurate.
Ci muoviamo dentro regole non scritte: essere presenti ma non ingombranti, brillanti ma non troppo, autonome ma sempre disponibili. Dire sì senza sembrare arrendevoli, dire no senza essere percepite come fredde.
È un equilibrio sottile che richiede energia costante, una specie di ginnastica emotiva che raramente qualcuno vede davvero.
Se fossimo uomini, molte decisioni verrebbero lette come naturali, spontanee, persino coraggiose. Le stesse scelte, fatte da una donna, diventano invece qualcosa da giustificare, spiegare, rendere accettabile.
E così capita di sentirsi sole anche in mezzo agli altri. Sole nelle scelte quotidiane, sole nel difendere i propri confini, sole nel tentativo di restare fedeli a ciò che siamo mentre il mondo continua a suggerirci cosa dovremmo essere. Non è una solitudine rumorosa, ma una presenza discreta che si infiltra nei pensieri, nei silenzi, nelle domande che evitiamo di fare ad alta voce.
La solitudine, forse, nasce da qui: da possibilità che sembrano infinite ma che hanno confini invisibili, da aspettative che cambiano forma ma non peso. E avere tutto questo in comune con altre donne non sempre basta a farci sentire meno isolate, perché tra le tante pressioni resta anche quella di non dire davvero fino in fondo ciò che pensiamo, nemmeno tra di noi.
Forse la vera sfida è proprio questa: riconoscere quella solitudine senza trasformarla in una colpa personale, smettere di pensare che sia un fallimento individuale e iniziare a guardarla per ciò che è, un segnale collettivo che qualcosa, nel modo in cui viviamo e ci relazioniamo, ha ancora bisogno di essere riscritto.
#LetMeBeAMan