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“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”.
M. Murgia
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Sono sempre stata la prima della classe. Una delle più brave a scuola, all’università. In famiglia ero quella che prendeva i voti più alti. Sono cresciuta con l’idea che l’impegno portasse davvero a qualcosa. Che nella vita si andasse avanti per merito.

Poi sono entrata nel mondo del lavoro e ho avuto una cocente delusione.

Non ero l’unica donna, ma era evidente fin da subito che la competenza degli uomini fosse data per scontata. La mia no.

Io dovevo dimostrare tutto, continuamente.

Ogni volta che si parlava di progetti, di idee, di proposte, mi ritrovavo a pensare il doppio, a prepararmi di più. E anche quando le mie idee erano buone, rimanevano spesso inascoltate. Al contrario, qualunque cosa dicessero i miei colleghi, anche quando era banale, veniva sempre apprezzata.

Succedeva anche nelle piccole cose. Quando chiedevo ferie o permessi, mi veniva sempre chiesto di spiegare. “Come mai?” “Di nuovo?” Agli altri bastava dirlo. Un sorriso, una pacca sulla spalla, e finiva lì.

Alle pause caffè si facevano battute da spogliatoio. Io mi ritrovavo spesso a disagio, fuori posto.

Anche lì le donne contavano di meno.

È stata la prima volta nella mia vita in cui ho avuto la sensazione che il mio impegno, la mia dedizione, non valessero davvero. Che, nella migliore delle ipotesi, sarei stata la numero due. E per me, che non lo ero mai stata, è stato difficile da accettare.

Forse in parte è stata anche colpa mia. Ero abituata a ricevere riscontri positivi, a vedere riconosciuto quello che facevo.

Ma qui non si trattava di merito. Era qualcosa di diverso.

Il collega con cui ero entrata, stesso percorso, stessa università, è andato avanti. Con una lettera di raccomandazione è arrivato in un importante dipartimento di ricerca.

Io, invece, ho smesso di credere nella meritocrazia e ho cambiato completamente strada.

Ancora oggi mi chiedo se ho fatto male.

Ma una cosa l’ho capita: non stavamo giovando con le stesse regole


Erica