theseahorse.it

“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”.
M. Murgia
banner banner banner

Avete mai fatto caso a quante volte si sente dire che ormai la parità è stata raggiunta?

Che oggi le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini e che quindi continuare a parlare di femminismo o di gender gap sia solo l’ennesima lamentela di donne eternamente insoddisfatte.

Eppure basta fermarsi un momento a osservare come funziona davvero la società per accorgersi che le condizioni di partenza restano tutt’altro che uguali.

Parliamo continuamente di parità, di libertà di scegliere chi essere, ma nella pratica le regole del gioco raccontano ancora un’altra storia. Non solo nelle mentalità, ma nelle strutture stesse: congedi non paritari, aspettative lavorative sbilanciate, carichi familiari che sulla carta sembrano condivisi e nella realtà ricadono quasi sempre sugli stessi.

Così succede che un padre che prova a prendersi più spazio venga ancora definito “mammo”, mentre una madre concentrata sulla carriera diventi facilmente la “donna in carriera”, detto con quella sfumatura che sa più di critica che di complimento.

La disparità nasce anche qui, nelle condizioni di partenza. Quando le regole non sono davvero pensate per essere condivise e allo stesso tempo chi prova a uscire dagli schemi viene ridotto a un soprannome, la parità resta più teorica che concreta.

E allora sì, dobbiamo continuare a lottare. Ma anche a rispondere. A ribaltare certe ironie, a smontare certi appellativi e a pretendere strumenti concreti oltre alle buone intenzioni.

Perché la parità non si misura nelle parole che pronunciamo, ma nelle condizioni reali che abbiamo per viverla.


#MindTheGap