Donna, laureata, buona posizione e buone prospettive. Desidero dei figli da sempre. A 35 anni rimango incinta felicissima. Un po’ meno quando comunico la gravidanza e mi tolgono da tutti i progetti belli.
Riprenderò al rientro, penso. Illusa.
Nasce il mio primo figlio, sono da sola 14 ore al giorno, baby blues, problemi con l’allattamento, una solitudine devastante. Rientro al lavoro quando ha 6 mesi e cado in depressione post partum (curata ma sempre lavorando). Voglio un altro figlio e nasce la seconda.
Torno al lavoro quando ha 6 mesi, 3 ore di viaggio al giorno. Lei non dorme mai. Io devastata. Mi sveglio alle cinque, preparo cose per tutti, vado al lavoro, dormo in treno, torno a casa e recupero uno al nido e uno alla materna, cucino, sistemo, li faccio giocare e mangiare. Wonder woman scansati.
Imploro mio marito di chiedere telelavoro per aiutarmi, risponde che non può per non fare torto ai colleghi.
Indovina chi cambia lavoro per avvicinarsi a casa e lascia una carriera e uno stipendio importante?
Esatto. La madre. Io, la scema.
Da allora mi occupo di tutto. Casa, figli, scuola, con lavori terribili e mal pagati ma vicino a casa. Una frustrazione che mi mangia l’anima.
Provo con un secondo lavoro, provo la partita Iva, prendo uno dei tanti lavori schifosi. Tra un tentativo e l’altro faccio due anni di disoccupazione. Oggi ho 52 anni, i ragazzi hanno 14 e 15 anni. Sono tornata a lavorare full time, ma sono lontana anni luce dalla mia prima antica retribuzione. Sto cercando il modo di divorziare senza finire sotto a un ponte, perché nel frattempo il matrimonio è fallito miseramente sotto i colpi della mia stanchezza e della mia frustrazione, del suo dare per scontato.
Oggi vedo come sono stata cresciuta con il mito della “madre santa” che si sacrifica. Mi ci sono trovata in mezzo e non era roba per me e me ne sono resa conto quando ormai la frittata era fatta e io avevo rinunciato quasi a tutto.
A 52 anni sono l’esempio perfetto di tutti gli errori e i fallimenti di una donna della mia generazione che si credeva migliore di sua mamma e di sua nonna.
Ci sto provando, sto cercando di riprendere la mia vita, il mio lavoro, perché so di valere e di avere tanto da dare. Ai miei figli dico che nessuno deve rinunciare a sé stesso per nessuno. Spero con l’esempio e la forza di volontà che imparino dai miei errori.
Non mi sono mai pentita di avere avuto figli, ma sicuramente se tornassi indietro farei le cose molto diversamente, non lascerei mai il mio lavoro ben pagato e con prospettive, obbligherei mio marito a prendersi in carico la sua parte. Non mi accollerei più tutta questa roba per dimostrare (a chi??) di essere una brava moglie e una brava madre.
Resterei ferma nelle mie posizioni.
Rebecca