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“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”.
M. Murgia
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Quando penso a cosa voglia dire nascere donna, non posso fare a meno di pensare a tutte quelli piccole rinunce, quotidiane, che, come fosse una predisposizione di natura, ti vengono silenziosamente imposte. Rinunce che non iniziano dalle grandi scelte. Non iniziano dal lavoro, dal matrimonio, dalla maternità, dalla famiglia. Iniziano molto prima. Inizia da cose così piccole che sembrano normali.

E mi colpisce sempre una cosa: nonostante le differenze enormi tra Paesi, culture, epoche, c’è un filo sottile che ci accomuna tutte. Come se, ovunque nasci, qualcosa lo dovessi comunque cedere.

Hai mai pensato cosa significhi non poter scegliere come vestirti?

Non poter mostrare il tuo viso?

Avere qualcuno che decide chi devi sposare, quando, con chi?

Non poter studiare, lavorare, uscire da sola?

Ci sembrano realtà lontane. Estreme.

E allora ci diciamo: qui è diverso. Qui siamo libere.

Solo che il meccanismo non sparisce. Diventa più silenzioso.

Non ti vietano. Ti portano ad adattarti.

E così le rinunce cambiano forma, ma restano.

È il tempo.

Quello che regali senza accorgertene. Ore di cura, organizzazione, gestione emotiva, logistica. Ore che non risultano da nessuna parte, ma che qualcuno deve pur fare.

È il denaro.

Perché quando sei tu quella che si adatta, sei anche quella che rallenta, che rinuncia, che sceglie il lavoro più comodo, più vicino, più flessibile. E la flessibilità, guarda caso, si paga. In stipendio, in contributi, in autonomia.

È la libertà.

Perché molte decisioni non sono scelte neutre: sono scelte sorvegliate, commentate, pesate. Non ti dicono “non farlo”. Ti fanno capire quanto ti costerà farlo. E alla fine impari a tagliare da sola le parti di te che potrebbero creare attrito.

È la reputazione.

Non come etichetta, ma come limite. Una recinzione invisibile. Perché se ti muovi troppo in una direzione, inizi a perdere qualcosa: credibilità, protezione, possibilità.

E poi c’è il prezzo più subdolo: l’abitudine a pagare.

L’idea che sia normale essere quelle che tengono insieme tutto. Quelle che aggiustano. Quelle che si sacrificano “perché è più semplice”.

Finché un giorno ti accorgi che non è semplice. È solo costoso.

E la cosa peggiore non è che il prezzo esista. È che spesso non si vede.

E se non si vede, non si divide.

Si eredita.

E si ripete.


#Loosers